UN MIX QUASI PERFETTO – GAME OF THRONES – 7X02

Ripartendo da ciò che ho detto settimana scorsa, posso finalmente ribadire un concetto che sta diventando sempre più concreto: questa settima stagione potrebbe mixare alla perfezione l’azione frenetica della sesta stagione con i lunghi e bellissimi dialoghi delle prime cinque. Per ora ci sta riuscendo.
Questa 7X02 è una delle puntate più solide, a livello di sceneggiatura, che GoT ci abbia offerto da molto tempo a questa parte, se non fosse per una piccola distrazione che sinceramente mi ha scocciato parecchio. Ma andiamo con ordine.
Daenerys e Varys ci offrono uno scambio di battute sublime, con la Madre dei Draghi che, dopo aver approfittato delle conoscenze del Ragno Tessitore, solleva un quesito piuttosto importante: Varys ha sempre tradito i sovrani che non gli andavano a genio. Il nostro pelatone preferito si trova in difficoltà per la prima volta, ma se la cava egregiamente. Egli dice di essere, da sempre, dalla parte del popolo, e di aver tradito solo sovrani che, durante il loro operato, non hanno fatto l’interesse della povera gente. Così Varys e Ditocorto si rivelano essere due lati della stessa medaglia, con la differenza che se il primo agisce nell’interesse del popolo, il secondo agisce solo per il proprio tornaconto.

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Dopo questo lungo dialogo, Daenerys obbliga Varys a giurarle fedeltà e quest’ultimo accetta. In tutto questo, a Roccia del Drago, si palesa Melisandre. Daenerys la accoglie a corte, ma prima la Donna Rossa ha qualcosa da dire alla bionda Targaryen: la profezia sul Principe che Fu Promesso.
Se ci rifacciamo alla versione cartacea di Game of Thrones, scopriamo che negli antichi libri di Asshai si legge di una profezia secondo cui, dopo 5.000 anni dalla sua venuta, Azor Ahai sarebbe rinato per ostacolare una nuova, Lunga Notte.
Colui che brandirà Portatrice di Luce contro gli Estranei avrà in pugno il destino dell’umanità, e al suo fallimento ne conseguirebbe la caduta del mondo. Melisandre racconta:

Negli antichi libri di Asshai sta scritto che verrà il giorno, dopo la lunga estate, in cui le stelle sanguineranno e il respiro gelido delle tenebre scenderà a incomberà sul mondo. In questa ora terribile, un guerriero estrarrà dal fuoco una spada fiammeggiante. Quella spada sarà la Portatrice di Luce, la Spada Rossa degli Eroi, e colui il quale la impugnerà sarà Azor Ahai reincarnato. E di fronte a lei le tenebre fuggiranno.

Molti lettori credono che Azhor Ahai reincarnato sia lo stesso eroe del Principe che fu promesso, altri invece credono che le profezie siano distinte. I due eroi non sono mai stati menzionati nella stessa frase, ma il Principe che fu promesso è stato citato da Melisandre, che considera Azor Azhai unico eroe promesso.
Missandei, però, fa notare come il sostantivo “Principe”, nell’Alto Valyriano, non abbia genere, perciò la traduzione più corretta della profezia sarebbe: il principe o principessa che è stata promessa, porterà l’alba.

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Melisandre mette subito le mani avanti, poiché nemmeno lei sa bene cosa ha visto “into the flame”. Come ha sbagliato una volta con Stannis, potrebbe sbagliare nuovamente. Perciò dice semplicemente che Daenerys avrà un ruolo da giocare nella profezia insieme a un’altra persona, anch’essa papabile Principe: Jon Snow, il Re del Nord. Vorrei ricordare di come la moglie di Azhor Ahai si sia sacrificata per forgiare Portatrice di Luce, la spada dell’eroe. Sarà questo il destino dell’erede Targaryen del Trono di Spade? Vista la situazione, la nostra cara Daenerys decide di invitare Jon a Roccia del Drago, per stringere un’alleanza e per chiedergli di giurarle fedeltà.

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Spostiamoci a Grande Inverno. Jon Snow riceve nel giro di poche ore sia l’invito di Daenerys che la lettera di Samwell Tarly (riguardante la montagna di Vetro di Drago sulla quale poggerebbe Roccia del Drago) e riesce a fare due più due. Con non pochi problemi, e senza non ricevere parecchi dissensi da parte delle varie casate alleate del Nord, Jon lascia Grande Inverno nelle mani di Sansa, per dirigersi con Ser Davos a interloquire con Daenerys. Tutto questo non prima di aver minacciato Ditocorto, come suo “padre” prima di lui, mettendolo spalle al muro, dopo che egli gli ha svelato il suo amore per Sansa. Giovannino, sei stato poco furbo, te lo potevi portare in viaggio con te quel verme, in modo da tenerlo a bada. Ma vabbè, più avanti capiremo questa scelta di sceneggiatura.
Nella capitale, Cersei e Jamie reclutano alleati parlando male di Daenerys. Lord Tarly, padre di Samwell, e un recastato Dickon, vengono convinti dallo Sterminatore di Re a giurare fedeltà alla corona, in cambio del titolo di Protettori del Sud, tradendo così un altro importante giuramento della casata Tarly, ovvero la fedeltà ai Tyrell, ora alleati della Madre di Draghi.
Alla Cittadella, l’Arcimaestro pone la sentenza definitiva sul destino di Ser Jorah. Il Morbo Grigio è a uno stato troppo avanzato, ormai impossibile da curare. Nonostante Samwell sostenga l’esistenza di una cura alternativa, l’Arcimaestro non si muove di un millimetro e, sostenendo l’estrema pericolosità di questo metodo, liquida Sam, invitando indirettamente Jorah a suicidarsi.

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Samwell non demorde e, riconoscendo in Jorah l’unico figlio di Jeor Mormont, ex Lord Comandante dei Guardiani della Notte, decide di provare a salvarlo, mettendo in atto una tecnica pericolosissima con il rischio di contrarre anche lui il Morbo Grigio. Cosa che, sappiamo benissimo, non accadrà.
Qyburn, durante l’anno passato tra la scorsa stagione e questa, ha visto Lo Hobbit e crea per Cersei una potentissima balista in grado di lanciare frecce enormi e abbattere, così facendo, i draghi di Daenerys. Sinceramente mi piace molto questa scelta, al contrario di quello che dicono tanti altri recensori. Si vociferava, fino alla messa in onda di questo ultimo episodio, dell’esistenza di un corno magico in grado di controllare i draghi, posseduto nei libri da Victarion, uno dei fratelli di Euron. Se una scelta così Tolkieniana la amerei su carta stampata, in una serie tv che si è sempre distinta per la sua aura medievaleggiante con sfumature fantasy, non l’avrei digerita più di tanto. Lunga vita alla balista.
Finalmente assistiamo al meeting più atteso di sempre, ovvero quello tra Daenerys e i suoi alleati. Mentre tutti vorrebbero veder bruciare Approdo del Re tra le fiamme dei tre draghi, il piano di Tyrion per la conquista di Westeros va in un’altra direzione, trovando l’appoggio di Daenerys: mandare Tyrell e Dorniani ad assediare la capitale, per evitare che il popolo vedendo un esercito straniero passi dalla parte di Cersei, mentre gli Immacolati hanno il compito di assaltare Castel Granito, roccaforte dei Lannister. Non è chiaro il ruolo di Greyjoy e Dothraki in questo piano.

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Tutto molto bello, dunque, se non si scoprisse che Dorne non ha portato l’esercito a Roccia del Drago, costringendo così i Greyjoy a scortare le Serpi a Lancia del Sole per recuperare le loro armate. Scusate, ma farlo da subito? Giuro che quando ho visto la sequenza finale della 6X10 ero convinto che Dorne avesse con se il suo esercito (si vedono ben cinque/sei navi con il simbolo dei Martell), non che lo avesse lasciato a casa come io dimentico le chiavi dell’auto sul comodino. Una scelta di scrittura che non capisco, soprattutto alla luce degli avvenimenti finali di questa puntata. Lady Olenna, in ogni caso, non resiste alla tentazione di provocare, in privato, Daenerys. La frase “be a dragon!” risuonerà nella testa della biondina per un bel po’.
Missandei e Verme Grigio fanno cose, passo oltre.
Arya scopre che Jon è Re del Nord e cambia idea sulla sua destinazione. Non più Approdo del Re, ma Grande Inverno, giusto per salvare Sansa dalle grinfie di Ditocorto. C’è pure il tempo per un incontro con Nymeria, la sua ex metalupa, che dimostra essere esattamente come la sua ex padrona, ovvero non addomesticabile. Gran bel parallelismo.

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Quanti ricordi :’)

Arriviamo alla bomba finale. Euron interrompe una scena lesbo tra Ellaria e Yara, intercettando le navi dirette a Lancia del Sole. Ne consegue una battaglia confusionaria, con palle di fuoco sparate da ogni dove. Anche Euron ha un drago, non lo sapevo! Sono ironico. L’usurpatore del Trono di Sale fa fuori due figlie di Ellaria su tre, rapendo il resto della dinastia Martell per offrirlo come dono a Cersei. Ellaria è infatti colei che ha ucciso Myrcella, la figlia prediletta di Cersei. Theon getta alle ortiche qualsiasi possibilità di riscatto, fuggendo come un codardo di fronte a Euron che ha tra le mani sua sorella Yara. Scelta anch’essa aspramente criticata, ma che invece io condivido: trasformare Theon in un eroe sarebbe stata una sciocchezza, avrebbe snaturato ciò che è il suo personaggio e soprattutto ciò che ha passato. Così si conclude questo episodio.

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In questo articolo abbiamo commentato molto e teorizzato poco, ma per chi volesse approfondire la questione, sul canale Youtube di questo blog, trovate una live nella quale io e Roberto Riccioli abbiamo commentato e teorizzato le prime due puntate di questa settima stagione di Game of Thrones.
Ve la lascio qui:

 

Ci vediamo settimana prossima!

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Sguido

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