Mass Effect: Andromeda – Il pensiero di Fabiano

Sono passati ormai cinque anni dalla fine della saga sci-fi di Mass Effect, sviluppata e creata interamente da BioWare, conclusasi col terzo capitolo e creando non poche polemiche con un finale approssimativo che non prendeva in considerazione le scelte del giocatore fatte, non solo durante l’avventura finale, ma nemmeno nei capitoli precedenti. I bei tempi in cui in ME2 potevi scegliere il destino dei tuoi compagni di squadra sono finiti, sigh!

Alla luce di questi fattori come poteva continuare una saga storica di così tale importanza? Era praticamente impossibile fare un seguito ambientato di nuovo nella “Via Lattea”, locus narrativo dei capitoli storici, dato il macello narrativo e le implicazioni troppo pesanti che il finale aveva creato.

In sostanza cosa hanno fatto gli sceneggiatori Bioware? Semplice…hanno cambiato galassia!

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Esatto, il nuovo capitolo di Mass Effect, come suggerisce il nome, è ambientato nella galassia di Andromeda. Ma andiamo con ordine.

Dato che il background narrativo di Andromeda può sembrare ostico a primo impatto, soprattutto se non si è minimamente avuto a che fare con nessun titolo della saga, è più semplice (e geniale?) di quello che sembra.

La nuova fatica BioWare prende narrativamente avvio un anno prima dell’inizio di ME3, più o meno siamo alla fine degli eventi del secondo, e ci racconta la storia del viaggio delle più importanti razze della Via Lattea (Umani, Asari, Turian e Salarian) verso Andromeda, la galassia più vicina alla nostra che però dista ben, udite udite, 2.5 MILIONI di anni luce! Una distanza folle da percorrere anche per la scienza e le tecnologie presenti nell’universo narrativo stesso della saga. Facendo semplici calcoli si può arrivare anche alla velocità che le varie arche (le navi incaricate del viaggio) hanno raggiunto per la “folle” distanza. Ebbene signori e signore, fanboy di vecchia data, amanti della fantascienza e non, da una velocità massima di 50 volte quella della luce (che nella lore di Mass Effect si indica con Faster Than Light, FTL) si passa ad una di 4000 FTL per percorrere 2.5 milioni di anni luce in 600 anni, cioè se siete avvezzi della saga vi accorgerete che queste arche hanno una velocità che è quasi pari alla metà di quella dei razziatori (le entità che fanno da antagonisti nella trilogia). Una cosa folle, personalmente parlando, se dal 2007 avete mangiato pane e Mass Effect come me, videoludicamente parlando.

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Tralasciando questo primo scoglio narrativo, Mass Effect Andromeda non si è presentato benissimo agli occhi non dei suoi fan di vecchia data e di quelli che si sono appena approcciati alla saga per la prima volta, presentando un prodotto non rifinito e a tratti grezzo nella parte che era stata un caposaldo identificativo dei precedenti capitoli: le animazioni e le cutscene con i dialoghi tra i personaggi. Allora io non voglio partire in modo negativo, ma nel 2017 è veramente scandaloso presentare un titolo che pone come sua base una narrativa molto forte (per capirci, una narrativa che vuole imitare quelle delle serie TV SciFi che tutti conosciamo: Firefly, Battlestar Galactica e, ovviamente, Star Trek) con animazioni facciali non curate, occhi “sbarellati” e totale mancanza di emozioni durante i dialoghi.

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È passato quasi un mese ormai e i problemi sono stati parzialmente corretti solamente da qualche giorno, modificando alcune animazioni “rotte”, dando mobilità ai bulbi oculari e sistemando il lip sync (allego qua un immagine pre e post patch). La patch 1.05 si pone infatti come la base della ristrutturazione del titolo che si concluderà nei prossimi mesi e già adesso hanno annunciato che sistemeranno il pessimo character creator con aggiunte e migliorìe ai volti e alle texture dei capelli.

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Io, però, non odio Andromeda. Affatto.

Superati questi scogli, assolutamente oggettivi, ho scoperto che dietro tutti questi difetti, dovute sicuramente al fatto che ormai i grandi colossi come Electronic Arts spingono i loro studi a fare uscire prodotti non rifiniti e a volte incompleti, o al fatto che ci sono stati evidenti problemi interni a Bioware dovuti soprattutto alla comunicazione tra i piani alti e i dipendenti, si cela un magnifico e ambizioso titolo, un videogioco che è riuscito a tenermi incollato per oltre 70 ore, portando numerose innovazioni alla saga ma anche qualche passo indietro.

Non si era mai visto un gameplay cosi veloce, completo e dinamico durante la storia di Shepard, che ha sempre sofferto di quella sindrome che io chiamo “sindrome del palo nel culo”. Il nostro alter ego virtuale (che sarà Ryder, ma potremo comunque dargli un altro nome) potrà scegliere vari “path” nel suo cammino ruolistico all’interno della avventura, passando da un soldato tutto d’un pezzo solo armi da fuoco e granate a un guerrierio biotico che fa del teletraporto, delle cariche telepatiche esplosive e dei proiettili, le sue micidiali armi contro i nemici presenti nei pianeti che andremo ad esplorare. Dimenticavo che esiste anche il ramo “tecnologia” che non ho approfondito abbastanza ma mi pare molto cambiato rispetto a ME3.

Riassumendo esistono 3 cammini differenti: combattimento, biotica, tecnologia e ognuno di questi avrà al suo interno 12 abilità di cui tre passive, ognuna delle quali presenta ben sei slot di potenziamento, ma attenzione, una volta arrivato al quarto livello di potenziamento della singola abilità potremo scegliere tra due rami differenti, uno che in teoria spinge più sul puro danno e l’altro sul potenziamento delle passive o della capacità delle nostre difese.

Vi accorgerete che ME:Andromeda presenta un buon sistema di crescita del nostro personaggio, complesso al punto giusto, che permette di creare stili di combattimento veramente differenti tra le varie run che andremo ad affrontare e si presenta come il migliore combat system della saga, abbandonando finalmente una legnosità che rendeva alcune fasi dei vecchi insostenibili.

Ho parlato di gameplay e di animazioni, ma la trama com’è? Le scelte ruolistiche come sono state implementate? E i personaggi?

I nuovi sceneggiatori hanno scelto un tono molto meno serio, facendo assomigliare questo videogioco a una space opera alla Firefly o Guardiani della Galassia, presentando un sistema di quest molto simile a quella di ME2 con le sue missioni lealtà (che servivano per conquistare la fiducia dei personaggi del nostro party) aggiungendo però delle fasi open world che non sempre funzionano, ma che sono la geniale e giusta evoluzione del magro free roaming che era presente nel primissimo capitolo (e poi giustamente tolto in favore della narrativa nei successivi). Per dirla in breve, una volta affrontate la missione principale o una lealtà potremo continuare a cazzeggiare nelle vaste mappe che i vari pianeti ci offrono, con oscure e antiche rovine aliene (no, non sono i Prothean) insieme a un basilare “World Building” che andrà di pari passo con lo scopo iniziale dell’iniziativa per la quale le specie sono partite dalla Via Lattea: colonizzare nuovi mondi e dare una nuova “casa” all’umanità e alle altre razze. Purtroppo però non tutti i pianeti presentano lo stesso tenore, sia narrativo che esplorativo, dato che sono evidentissimi i problemi che Kadara mostra dal lato del design (e alcuni problemi tecnici su console) e dal lato narrativo (a me la quest di Reyes è piaciuta, ma qualcosa non mi torna proprio).

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Un discorso molto personale (e finale) devo farlo per i personaggi: a me piacciono. Certo, non presentano un design elaborato come poteva esserlo quello del secondo capitolo, ma si avvicina a quello di ME1 e se andrete a fondo con le storyline di ognuno troverete personalità veramente uniche e splendide che nulla hanno da invidiare a quelli della vecchia trilogia. Liam e Cora, per dire, sono la migliore coppia iniziale di umani in tutta la saga, con il benestare di Ashley e Kaidan.

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In definitiva Mass Effect si presenta come un prodotto ancora incompleto per colpa di malsane logiche aziendali e piccoli problemi avvenuti durante lo sviluppo, ma che al suo interno presenta un gioco immenso e narrativamente ai livelli di un tipico gioco Bioware, nulla di più nulla di meno, e sicuramente saprà offrire numerose ore a chi la saga l’ha cominciata nel 2007 col primo Mass Effect (se avete iniziato col due mi dispiace per voi, scherzo! ), dato che per molte cose lo ricorda, e vedendo il successo della patch 1.05 uscita qualche giorno fa, la fiducia verso la redenzione del lavoro effettuato da Bioware sta salendo sempre di più.

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Fabiano

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