RECENSIONE – “Your Name.” di Makoto Shinkai (2016)

In un periodo storico nel quale, detrattori o no, bisogna riconoscere che l’Italia si sta aprendo all’animazione nipponica dopo anni di uscite direttamente in home video, l’arrivo di “Your Name.” nelle sale è un segnale veramente forte e positivo. Nonostante solo tre giorni di programmazione e il proibitivo prezzo di undici euro per entrare in sala (l’anima de li mortacci), Makoto Shinkai, già regista di “5cm per second” e “Il giardino delle parole“, è riuscito ad attirare un gran numero di persone in sala, complice il tam tam mediatico che nelle ultime settimane si è scatenato sul web.
L’incipit della pellicola è semplice:

Mitsuha Miyamizu, una studentessa delle superiori che vive nella piccola cittadina di montagna di Itomori, è stufa della sua vita monotona: vorrebbe essere infatti un affascinante ragazzo di Tokyo. Sua madre è morta, mentre suo padre, il sindaco della città, è quasi un estraneo. Vive così in un tempio insieme alla sorella minore, Yotsuha, e all’anziana nonna Hitoha, che fa la sacerdotessa. Successivamente Taki Tachibana, anche lui uno studente che però vive nel centro di Tokyo e svolge un lavoro part-time in un ristorante italiano, si sveglia nel corpo di Mitsuha, senza sapere che quest’ultima si è svegliata proprio nel suo corpo.

(da Wikipedia)

Il film è lineare e scorre bene, i vari scambi di corpi e i relativi plot twist che dovrebbero essere dei mindfuck sono, per fortuna, facilmente comprensibili e assimilabili dallo spettatore. Quest’ultimo esce dalla sala consapevole di ciò che ha appena visto e con pochissimi dubbi.

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Shinkai poteva tranquillamente creare qualcosa di impensabile, con mille flashback e flashforward mischiati tra di loro, e decidere di appioppare al film l’aggettivo di bello e incomprensibile. Shinkai non solo non è Lynch, ma è consapevole di non esserlo, perciò prende una storia intricata e complicata e, pur mantenendola tale, la porta al livello dello spettatore medio senza banalizzarla. Se non è talento questo, cosa lo è?

Una delle critiche che sento avanzare da chi non ha apprezzato questo lavoro è la seguente: perché tutto ciò accade? Perché da un momento all’altro Mitsuha e Taki iniziano a scambiarsi i corpi?
La risposta non è nemmeno così difficile da dire. Per tutto il film Shinkai ci mostra continuamente rimandi alla Religione, alle stelle e al destino. Tutto succede perché deve succedere. Perché Taki deve salvare Mitsuha e viceversa. Perché gli Dei hanno scelto così. Perché quella cometa in cielo cambia la realtà in maniera impensabile. Perché, se non avete un minimo di immaginazione e di poesia nel cuore e nella mente, questo film non fa per voi.

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Dal punto di vista tecnico, questa pellicola presenta ottime animazioni e un giusto dosaggio della computer grafica. Il finale, poi, è agrodolce come piace a me.
Consiglio vivamente questo film a tutti quelli che amano l’animazione giapponese perché sono sicuro che, come è successo con Miyazaki, il nostro Makoto Shinkai diventerà presto un’icona di questo mondo, insieme a Hosoda e ad altri maestri dell’animazione.

Voto: 8.5/10

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