RECENSIONE – “Per qualche dollaro in più” (1965) e “Il buono, il brutto, il cattivo” (1966) di Sergio Leone

«The man with no name is back … The man in black is waiting! As if one wasn’t enough … as if death needed a double!»

In questo periodo per me così fervido di film e serie tv, ecco che riesco ad arricchire il mio bagaglio culturale con la visione del secondo e del terzo film della cosiddetta Trilogia del dollaro di Sergio Leone, ovvero “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo“.
Dopo aver adorato il precedente film, la cui recensione potete trovare qui, mi sono apprestato alla visione di questi western con uno spirito totalmente diverso: sapevo benissimo a cosa stavo andando incontro e ciò mi creava una sensazione di paura e ammirazione raramente provata prima di quel momento.

  • PER QUALCHE DOLLARO IN PIU’

Come in “Per un pugno di dollari“, Gian Maria Volontè (El Indio) e Clint Eastwood (il Monco) sono presenti in questa pellicola, ma questa volta possono contare sul supporto di una star del cinema western di alto calibro: Lee Van Cleef.
Il personaggio di Van Cleef è il Colonnello Douglas Mortimer, ex ufficiale sudista dai modi eleganti, che, come il Monco, mette gli occhi sulla golosa taglia che pende sulla testa dell’Indio, ma senza avere un reale interesse per il denaro in palio. Infatti, durante una delle ultime battute del film, si scopre la vera motivazione che porta il Colonnello sulle tracce dell’Indio, al contrario del Monco, al quale interessano soltanto i soldi della taglia.
Per quanto Eastwood sia sempre in primo piano, il vero protagonista di questa pellicola è Van Cleef, poiché la sua storia e quella della sua famiglia sono il fulcro dell’intera vicenda e solo per un caso fortuito la sua strada si incrocia con quella percorsa dal Monco.
La musica gioca un ruolo chiave nel film, in quanto è la rappresentazione sonora della pazzia di Volontè e della sua ossessione per un personaggio in particolare, accompagnando ogni duello come la Morte accompagna i suo figli alle porte dell’inferno.
Come il precedente film è la semplicità della trama, la bellezza delle riprese e della colonna sonora a creare un insieme armonico e poetico che lascia lo spettatore incollato allo schermo, innamorato dei duelli e dei dialoghi magistralmente scritti.

Monco: “Diecimila, dodicimila. Quindici, diciannove, ventuno, venticinque. “
BAM!
“E quattro ventinove. “
Mortimer: “Che succede, ragazzo? “
Monco: “Ah, niente, vecchio: non mi tornavano i conti. Ne mancava uno…”

VOTO: 9/10

  • IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

Clint Eastwood (il Buono/Biondo), Eli Wallach (il Brutto) e Lee Van Cleef (il Cattivo) non sembrano avere niente in comune da spartire. Il Biondo è un pistolero solitario, il Brutto è un goffo fuorilegge e il Cattivo (il cui nome è Sentenza) è, invece, uno spietato sicario. Quando tutti e tre, però, mettono gli occhi su un goloso bottino sottratto da un tale Jackson al suo reggimento, ecco che iniziano i guai.
Il Biondo e il Brutto, già soci di truffe ai danni della legge, cercano spesso di fregarsi l’un l’altro creando siparietti comici e divertenti quanto crudeli: terribile è la pena che Wallach infligge a Eastwood facendolo camminare per ore nel deserto senza bere neanche una goccia d’acqua. I due, dunque, per un caso fortuito, incontrano un morente Jackson (conosciuto anche come Bill Carson) e il Brutto “baratta” un sorso d’acqua per informazioni sul nascondiglio dei soldi. L’ultima, fondamentale, informazione viene sentita solo da il Biondo, costringendo il Brutto a salvarlo e a tenerlo in vita per non perdere la possibilità di agguantare il bottino. Da qui il duo si mette sulla stessa strada di Sentenza e ciò procurerà ai due amici/nemici soltanto una montagna di guai.
Leone in questo film ha unito tutti i punti di forza dei precedenti due film e li ha fusi in quello che viene considerato il film più bello della trilogia, peccando però di superbia in un paio di circostanze. Una in particolare.
La vicenda del ponte (chi ha visto il film sa di cosa sto parlando) è, a parer mio, un pretesto per mostrare allo spettatore solo una cosa: quanti cavolo di soldi ci ha dato la produzione e quanto cavolo siamo avanti con gli effetti speciali e le esplosioni. Peccato, il film poteva durare mezz’ora di meno e essere ugualmente un capolavoro, senza perdite di ritmo facilmente evitabili.
Nonostante questa piccola imperfezione in un mare di bellezza, il film è magnifico. La regia è impeccabile, i duelli sono coreografati alla perfezione e la recitazione è sublime. La colonna sonora, poi, è leggendaria.
Che altro si deve dire? Niente, se non: non vi potete reputare esperti di cinema se non avete mai visto un film di Leone.

VOTO 9/10

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