RECENSIONE – “Animali Fantastici e Dove Trovarli” di Davis Yates (2016)

“Animali fantastici è un buon film?”
Sì.
“E’ scritto bene?”
No.
“Ha dei difetti?”
Ne ha parecchi.
“Ti ha fatto tornare bambino?”
Assolutamente sì.
“Quindi ti è piaciuto?”
Eh…

Quando annunciarono la trilogia (divenuta da poco una pentalogia) di “Animali Fantastici Dove Trovarli” il mio cuore smise di battere per qualche centesimo di secondo. La scottatura per la trasposizione cinematografica de Lo Hobbit bruciava ancora e lo spettro del ricavare una saga cinematografica deludente da un libro di poche pagine si ergeva contro di me come un oceano di paure incontrollabili. Poi la frase rassicurante, come due gocce di Lexotan messe di nascosto nel bicchiere: J.K. Rowling curerà la sceneggiatura. 
In tutto questo, però, la manovra “facciamo tornare Harry Potter di moda che qui stiamo diventando tutti poveri” aveva un altro asso nella manica da sfoderare. O meglio, perdonatemi la volgarità, un bel dito su per il sederino. Sto parlando, ovviamente, di “Harry Potter and the Cursed Child” che mannaggialamiseria mi ha fatto talmente schifo che non l’ho manco recensito. E lì ho tremato forte. Oh si. Ma poi, di nuovo, una voce calda e suadente mi ha rassicurato: questo libro l’ha scritto Jack Thorne, il film sarà sceneggiato da J.K. Rowling. Stai tranquillo, Mamma è qui.
In data 21/11/2016 sono andato a vedere, rigorosamente da solo, questo benedettissimo film, pregando tutti i Santi del Paradiso che per una volta l’avessero imbroccata. Difatti, la prima metà di film è andata a meraviglia, ed ero seriamente soddisfatto di ciò che stavo vedendo. Continue citazioni alla Saga, ma ben dosate, riferimenti incredibili al razzismo dilagante tra maghi e non maghi, spiegazione di come era strutturato il mondo magico negli USA, insomma: una festa per gli occhi.
Poi ho cominciato a provare del fastidio.
QUI INIZIANO GLI SPOILER.
Il grosso, grossissimo, problema di questo film, non solo nella parte finale, sta nella presunzione di pretendere che ogni spettatore conosca a menadito la Saga Madre, ma che, soprattutto, abbia letto le ultime “dispense” su Pottermore firmate da J.K. Rowling che illustrano nuove creature magiche, mai citate nei libri fin’ora usciti, e alcune curiosità sulle Scuole di Magia extra europee.
Io, personalmente, fino alla fine credevo che quello che poi si è rilevato essere un Thunderbird fosse un Ippogrifo, perché il film mai lo chiama per nome e dà per scontato la nostra conoscenza delle creature magiche. Capite dunque come, per me, la scena finale sia stata un enorme WTF fino a che non sono andato a informarmi sulla Wiki. E tutto ciò è sbagliatissimo.
Il film doveva essere accessibile a tutti, soprattutto ai neofiti della Saga.

Due problemi affliggono il finale di questa pellicola:
1)La natura estremamente catastrofica della vicenda, che costringe i protagonisti a usare un modo estremamente improbabile per Obliviare l’intera città, è solo funzionale alla resa visiva che, va detto, è estremamente spettacolare.
2)L’estrema debolezza della storyline di due personaggi in particolare: Credence Barebone e Percival Graves/Grindelwald.

Premettendo che non è in alcun modo spiegato perché Grindelwald abbia deciso di prendere di mira Credence, ma soprattutto come caspita si facciano a conoscere visto che uno è americano e l’altro è europeo. Ma va bene, ipotizziamo che si siano conosciuti a New York e che il film non ce lo spieghi. Graves dunque è solo un Grindelwald che ha bevuto una Pozione Polisucco. Ok. E IL VERO GRAVES DOV’ERowling, hai deciso di non spiegarmelo? Ok. Ma non farmi vedere la Madama Presidente, di cui Graves era praticamente il braccio destro, non fare nemmeno una domanda in merito. Questo non lo accetto. Bastava un: “sguinzagliate gli Auror e trovatelo”. Bastava pochissimo.
Questo è il punto fondamentale: Yates, Rowling e compagnia bella hanno fatto il compitino, ma senza osare un po’ di più in termini di narrativa e cadendo nei cliché dei finali dei film supereroistici. O peggio ancora, come è parso a me, in quelli dei monster movie. Credence come Godzilla, amici.
A tutto ciò bisogna aggiungere il fantomatico colpo di scena finale, che sì è riuscito a spiazzarmi, ma no, non ho apprezzato come scelta. Grindelwald è un personaggio complesso, pieno di problemi mentali, ed è un pazzo furioso. Sicuramente durante il suo regime di terrore aveva dei seguaci e MAI si sarebbe esposto così tanto, al punto da rischiare lui stesso la libertà assumendo le sembianza di Percival Graves. Dunque, per me, l’inserimento di Grindelwald è stata una forzatura enorme. L’idea della Pozione Polisucco in sè è buona, ma avrei preferito qualcosa in stile Alastor Moody/Barty Crouch Jr, magari svelando un seguace di Grindelwald, che rivelasse come gli occhi del suo capo fossero puntati sugli USA. Invece no, infiliamoci forzatamente Depp perché fa audience e dimentichiamoci dei complici di Gellert Grindelwald che sono stati pure mostrati a inizio film. Complimenti.

L’epilogo è buono, personalmente mi sono innamorato del sorriso di Tina. Jacob e gli altri personaggi di contorno sono davvero ben caratterizzati e alla notizia del loro ritorno nel prossimo film mi sono lasciato sfuggire un sorriso.
Cara Rowling, hai lavorato bene, ma la prossima volta meno effetti speciali e più sostanza.

Bacini.
VOTO: 7/10

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