NIRVANA: STORIA DI UN FOLLE CONVERTITO ALL’ABISSO.

Eccomi qui, a fare outing. Chiunque abbia avuto modo di conoscermi, fino a qualche anno fa, sapeva del mio “astio” nei confronti della band che regala il titolo a questo articolo.
Convertito, perché convertito? Perché non capivo, tutto qui.
Non comprendere fa parte dell’essere umano, persistere nell’ignoranza anche, purtroppo.
Questa è la mia storia di conversione e comprensione nei confronti di uno dei gruppi che più mi ha segnato la vita, lo spirito e la carne.

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Ciò che mi rendeva scettico nei confronti di Kurt e dei Nirvana erano i suddetti “fan“. Ora, non è una questione di gerarchie di fanatismo, semplicemente chi si definisce “fan” di questa band è bene che non li ascolti, a meno di una prossima (o futura) Epifania.
Il fanatismo per la figura di Kurt, o dei Nirvana in toto, non può e non deve essere associata ad un qualunque “bimbo metal” che ascolta l’ennesimo disco di mummie musicali quali gli AC/DC o i Bon Jovi.
Faceva male allora vedere il pubblico ai concerti della band di Seattle fare “headbanging” con le “corna del metal” verso l’alto e fa male tutt’ora rivederne i video. Come puoi reagire in quel modo, quando l’artista che hai davanti mette a nudo tutte le sue maschere esistenziali, spalmandosi contro il microfono?
Il pubblico attuava reazioni stereotipate di persone infelici e arrabbiate nei confronti del mondo, che interpretano edonisticamente ciò che stanno ascoltando.
I am my own parasite” -cantava Kurt-, sono il parassita di me stesso. Era lui che non si sentiva adatto al mondo nel quale sopravviveva, non l’opposto. “I hate myself and I want to die” rispondeva a chi gli chiedesse semplicemente “Come stai?”.

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Altro problema che ha, ahimè, contribuito al “misunderstanding” di questa band è il fattore “catchy” che le canzoni, soprattutto quelle estratte da Nevermind, presentano. Non temete, però, anche in questo caso Kurt ci corre in aiuto, con la canzone “In Bloom“. Se avessi appreso con maggiore coscienza il contenuto del testo tempo addietro non avrei mai passato quel momento di “negazione” nei loro confronti, ne sono certo.
<<He’s the one who likes all our pretty songs, and he likes to sing along, and he likes to shoot his gun, but he knows not what it means… And I say “Yeah”>>.
Questo è il “fan” di cui vi parlavo, colui che “non capisce cosa significhi“, colui che si sofferma alla forma, senza assaporarne il contenuto, forse per paura di scoprirne il sapore di sangue.

Si presenta spesso questa situazione, come possiamo osservare nelle esibizioni dei suddetti “talent“, nei quali diversi concorrenti (raramente, per fortuna) si presentano con fare “alternativo“, tentando di replicare “Smells Like Teen Spirit“, senza avere la minima cognizione di quello che si canta, senza pensare al testo e senza pensare al fatto che esso vada analizzato nella stessa maniera di una qualsiasi poesia shakespeariana, andando a fondo di ogni singola parola, interpretandone il suo significato semantico all’interno del testo stesso.

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Quindi colpevolizzo voi, amici, della mia precedente ignoranza. Colpevolizzo voi modaioli che acquistate “smile corrotti” in catene di negozi senza essere coscienti dell’atto che state compiendo: negazione e mala-esistenza sovvenzionata con i vostri soldi, giusto per “darvi un tono” o per farvi prendere dalla nostalgia del vostro lato “ribelle” vissuto in adolescenza. La superficialità è ciò che mi darà sempre fastidio e sapere che è proprio (e non soltanto) per colpa dei “fan” che Kurt si sia ucciso, beh, mi rende profondamente empatico e incapace di biasimare il gesto da lui compiuto. Perché chi decide di soprassedere al proprio istinto naturale di sopravvivenza non avrà mai torto, se il gesto è causato dall’incomprensione della propria Arte da parte di chi ne fruisce tanto da fornirti la possibilità quantomeno di sopravvivere, anche solo economicamente.

Voglio concludere questa “confessione” con una frase che Kurt Cobain scrisse in una lettera alla sua amata (visceralmente e drasticamente) Courtney: “Io abortirei Cristo per te“.
Io per comprenderli mentre li ascolto l’ho fatto, voi ne sarete mai in grado?

Che la poesia di In Utero sia con voi.

 

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-Jakk

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