La letteratura fantasy ha bisogno di nuovi Tolkien? – The Hobbit Day

Non penso che il titolo di questo articolo abbia davvero bisogno di una risposta, in quanto è sicuramente un “si!” detto a gran voce. La crisi che sta vivendo il fantasy negli ultimi dieci anni è sotto gli occhi di tutti e nonostante nuovi autori del genere spuntino come funghi è palese che nessuno sia mai riuscito a raccogliere l’eredità del buon Tolkien.
Se con Harry Potter la Rowling ci aveva illuso di un possibile ritorno in auge del genere fantasy è con opere di bassissimo livello (come gli scritti di Brooks e Paolini) che i lettori più accaniti hanno completamente perso le speranze. Tolkien ha dettato i canoni ed è ovvio che ciò di cui abbiamo bisogno non è una copia di TLOTR (vero Shannara?) perché non è questo il punto: il punto è trovare un autore che riesca a ricreare le sensazioni che ci ha lasciato l’opera massima di Tolkien e che ci trascini a fine romanzo come un uragano, anche se il compromesso è riscrivere gli schemi ormai vecchiotti del racconto fantastico e di andare incontro alle critiche dei fan più puristi.
Forse sono io, probabilmente sono fatto male, ma fatico a considerare l’opera di Martin come un avamposto del fantasy mondiale (nonostante io adori alla follia GoT) in quanto considero il genere una fonte di evasione dal mondo esterno e un modo per far avvicinare i più giovani al mondo della lettura e, per quanto mi dispiaccia, ASOIAF in questo non eccelle per niente.

David Gemmel
mi ha incuriosito parecchio con la sua “Saga dei Drenai” e dopo aver letto il primo libro posso dire che si tratta di un buon racconto, non privo di errori, ma che nel complesso si becca la sufficienza piena.
Voglio portare la vostra attenzione sulle ultime parole dell’ultima frase: è la sufficienza che ci frega. Finché saremo circondati da autori che riciclano idee vecchie di cinquant’anni e non portano innovazione, avremo solo fantasy noiosi. Finché l’asticella della qualità di un libro non si alzerà di quelle due o tre tacche non riusciremo mai a leggere un buon racconto fantastico.
L’esame di coscienza, però, non devono farselo solo autori e editori, ma anche e soprattutto i lettori. Se siamo arrivati a questo punto è perché per anni ci siamo accontentati e abbiamo elogiato opere che meritavano solo di essere gettate nel dimenticatoio, in modo tale da creare un mercato sicuro per gli editori i quali adesso sanno benissimo cosa pubblicare e cosa lasciare fuori, e molto spesso a essere lasciata fuori è la qualità. Ancora non mi capacito di come abbia potuto fare successo gente come Philip Pullman o come abbia potuto prendere piede tutto il filone degli Young Adult e dell’Urban Fantasy. Ci siamo accontentati e adesso ne paghiamo le conseguenze.

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Sguido

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5 pensieri su “La letteratura fantasy ha bisogno di nuovi Tolkien? – The Hobbit Day

  1. Roberto Riccioli ha detto:

    Ci ha provato pure Licia Troisi, seppur con scarsi risultati.

    Ad ogni modo, ti consiglio di provare con Joe Abercrombie. Fantasy crudo e “adulto” ma molto ben fatto, specialmente per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi (parlo della trilogia de “La Prima Legge”)

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  2. Martina ha detto:

    Ottimo punto di vista, ma non condivido il pensiero su Terry Brooks.
    Proprio grazie alle sue opere, negli anni Settanta, c’è stato un ritorno in auge del genere fantasy. Si, è vero, La Spada di Shannara può sembrare (o lo è, non discuto su questo) simile al ISDA; ma non ci sono dubbi sul fatto che le opere successive siano, oggettivamente, ben fatte.

    Sono felice di non essere l’unica a pensarla come te su George R. R. Martin! ASOIAF ha appesantito il genere.

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  3. Stefano Mele ha detto:

    Mmmm.
    <>
    Nì.
    Sono d’accordo quando scrivi che il fantasy vada rinnovato. Abbiamo bisogno di sempre più scrittori capaci e non giullari di quattro soldi. Possibilmente, però, un ambiente stilistico e narrativo come quello di Tolkien va messo da parte.
    Mi meraviglio quando a testimonianza delle opere scritte bene mi metti la Rowling e togli Brooks e Pullman. Anzi. Perdonami l’espressione, ma…Mi faccio grasse risate.
    Parliamoci chiaro: io sono il primo ad aver criticato Brooks e qualcuno (metto in mezzo nuovamente la mia amica Martina 😉 ) qui dentro lo sa.
    Perchè?, vi chiederete. Sono un purista. Brooks ha scritto solo tre saghe per me: la prima (la tanta agognata scopiazzata da Tolkien, con cui poi però ha saputo rifarsi), la seconda (la migliore) e la terza. Poi? Poi Terry ha incominciato a vendere. Non a scrivere, a VENDERE.
    Il punto, in ogni caso, è che oltre alla trama (e qui qualcuno forse lo dimentica) esiste un livello narrativo.
    Brooks e Pullman sanno narrare, a mio parere.
    La Rowling si è sempre espressa in un lingua semplice e fastidiosamente diretta, ma non solo! Analizziamo Harry Potter, la saga iniziale (meglio che non parlo dell’ultimo libro, su cui si è divertita a dichiarare ”finisco, anzi no, eccone un altro”). La saga presenta sempre lo stesso schema: Harry a scuola, lezioni, mistero da quattro soldi, eventi (quidditch, torneo tremaghi) e poi sempre, NOIOSAMENTE Mastro Lindo che compare a fine anno.
    Perdonatemi per la poca modestia e il modo esplicito con cui sto scrivendo, ma per me è assolutamente innegabile.

    Mi sono fatto grasse risate anche quando sembra che tu voglia far trasparire la crisi del fantasy come ”globale”.
    Sei sicuro che fuori dal nostro paese la situazione sia la stessa?
    Io vedo principalmente un Pullman e una stessa Rowling che lavorano per testate giornalistiche, una produzione cinematografica e televisiva in continua espansione, editoria in continua innovazione. E non mi riferisco solo al palcoscenico anglosassone.
    La realtà è che siamo qui, SOLO qui, ad avere una cultura bislacca, datata, realista e moralista.
    Chi abbiamo qui? Licia Troisi? Nel cinema anche alcuni registi famosi hanno toccato il tema fantastico (mi viene da citare Salvatores, ma non è l’unico). Scarsi risultati.
    Ed è macabro sentire come un Christopher Paolini sia conosciuto qui, nel magico e sciacquato panorama culturale del fantasy italico, mentre molti altri scrittori nostrani che hanno scritto opere con uno stile narrativo migliore e più sensazionale non trovino spazio in editoria.

    <>.
    Solo qui in Italia. Là fuori si stanno rialzando.

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