I “MAO” DI WARHOL COME IL CINEMA DI HOLLYWOOD

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Chi mi conosce sa che la mia passione per Andrew Warhola Jr. (aka Andy Warhol) è una sorta di fissazione. La sua figura di artista “a tutto tondo” è sempre stato ciò che ha costruito il suo mito nella mia testa e spero (quantomeno in un’altra vita) di poterci dialogare assieme prima o poi. Oggi parliamo di cinema e la notizia che è stata rivelata da Hollywood in queste ore è ciò che mi ha fatto, diciamo, “scattare la scintilla” e ha formato via via l’idea per questo articolo.

La foto che girava tempo fa sui social network nella quale venivano mostrati i film sia della DC che della Marvel in programmazione di uscita da qui all’eternità era stata una bella pugnalata al cuore, ma la recente notizia della Disney di produrre ogni anno un film da qui al 2021 del franchiseStar Wars” mi ha fatto trapassare, oltre che il cuore, anche la spina dorsale, la schiena e il divano sul quale poggio il mio fondoschiena ogni fottuto giorno. Quando è successo che il cinema si è trasformato nella produzione in serie dell’IKEA?

Qui torniamo al discorso che ha aperto questo articolo: Andy Warhol. Tutti quanti voi spero abbiate in mente una o più delle sue serigrafie (Mao, Marilyn, la Gioconda ecc ecc) e vedendo il modo in cui il cinema di consumo e di genere si sia ridotto oggi non può far altro che richiamarmi le immagini dell’artista polacco da me tanto amato. Un piccolo problema sorge, però: Warhol ha estremizzato la mercificazione dell’arte a qualsiasi cosa, rendendo “iconico” e “pop” (e non più unica, quindi) l’opera d’arte, sradicando dall’interno tutto il mondo che lo circondava, stupendo e indignando con la sua originalità e il capovolgimento delle regole; il cinema opera in serie anch’Egli per guadagno (come anche Warhol), ma non con la cognizione di cambiare e stravolgere le regole. O meglio, le stravolge eccome, ma sta trasformando la “settima arte” in una dannatissima serie TV.

Il cinema di consumo e il cinema di genere sono sempre esistiti e non saranno mai il male del medium. Ma come disse Richie Finestra (protagonista della serie Vinyl), in merito alla sua assunzione di cocaina: “It’s drug USE, not ABUSE“. L’UTILIZZO di idee semplici e di “brand” conosciutissimi (quali sono i supereroi) non sarà mai il vero killer del cinema (almeno per quanto mi riguarda), ma come per la cocaina, il loro ABUSARNE potrebbe dargli il definitivo colpo di grazia.

Grazie mille per l’attenzione e buon cinema (giapponese) a tutti.

-jakk

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presa da: Washington Post

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